
La Locandiera di Marechiaro è Raffaella Fico.
Il debutto a Salerno per la distribuzione del Teatro Pubblico Campano ha aperto il primo sipario alla LOCANDIERA DI MARECHIARO per la regia di Nando Sessa
Erano pressoché dimenticati o rari i Sold Out al teatro Nuovo di Salerno, ma la protagonista, Raffaella fico, nei panni di una inaspettata e brava “ Donna Miranda”, ha fatto rivivere quelle emozioni nelle sale teatrali di una volta: aggiungere le sedie in teatro per vedere un vecchio classico estratto da Goldoni.
Il pubblico si è detto soddisfattissimo a fine spettacolo. Si sono contati ben 14 applausi a scena aperta di cui ben 7 per la affascinantissima protagonista.
Il pubblico ha definito l’opera goldoniana come “tradotta” e non “tradita”, dove, anziché vederla ambientata nella toscana del 700’ -cosi come volle la prima volta Goldoni-, la troviamo invece collocata nella più elegante e briosa Napoli Borbonica del 1770…( nel periodo in cui il Regno era appena abdicato tra Re Carlo a Re Ferdinando) e con un leggero tocco di gustosa napoletanità .
Con la traduzione e la leggera napoletanità che il regista, dopo aver ristrutturato l’opera con le aggiunte e la variazione di alcune caratterizzazioni e l’aggiunta di alcuni giochi di personaggi che comunque ruotano nella commedia, con tratti a volte Plautini ed in altri più chiaramente Machiavellici, si sono visti e creati dei quadri scenici, di coppie e di storia molto interessanti, sia dal punto di vista strutturale che per il godimento della storia stessa.
Il tutto ha trovato riscontro nel pubblico sia nell’uso di alcuni termini chiaramente napoletani e che hanno molto divertito, e poi nella drammaturgia comunque ritradotta e ri-specificata per un pubblico anche non napoletano. Insomma attraverso il teatro e a questa messa in scena, c’è stato un vero e proprio rispolvero storico della bella Napoli del 700, dove, con i tempi d’una recitazione volutamente classica, non si mai inciampati nella recitazione frettoloso e necessariamente alla rapina duna risata o d’un applauso. La storia della locanda che fu di Mirandolina ed in questo caso di Donna Miranda, ha prevalso sugli attori, tutti bravi ed interessanti.…. Questo il buon risultato secondo il commento del regista, ma anche secondo il pubblico che non ha mai ha visto correre la storia e la recitazione come è oggi costume del teatro moderno.
Uno stile ed una considerazione che troverà sicuramente riscontro anche nei teatri oltre la Campania; questo il commento a caldo del pubblico all’uscita dalla sala.
Interessante anche la volontà registica di implementare la storia corredandola di fatti storici realmente avvenuti e legati a strutture esistenti e create nel 700 da re Carlo ed episodi concretamente accaduti proprio nel 700 napoletano: i fatti artistici, i musei, gli eventi storici e culturali, gli episodi appartenuti alla storia sviluppatisi dal 735 ed il 770… insomma il grande fermento napoletano.
Questi aspetti di garbata napoletanità il regista Nando Sessa li ha voluti, li ha strutturati nel testo e li affidati per la traduzione in lingua napoletana a Rodolfo Fornario pur governandone l’adattamento per la messa in scena.
I costumi integralmente realizzati in seta di San Leucio e scenografie importanti ed imponenti ci lasciano immaginare e rivedere la locanda ( la vera osteria) di Marechiaro citata dal M° Paisiello…. forse la stessa locanda musicata nel 1768.
Lo stile e l’eleganza della Napoli colta, si sposa con l’aria che si respira all’interno delle sobrie vicende che si susseguono all’interno della locanda di Donna Miranda ( Raffaella Fico).
I due improbabili nobili e sicuramente impossibili pretendenti della Locandiera, tengono alto e vibrante lo spirito allegro della storia, ma non di meno l’affascinante e misogino cavaliere che, volendo nolente, potrà o dovrà cadere ed essere buggerato dal tiro della avvenente locandiera che, mette in campo non solo la bellezza, ma l’astuzia, lo charme e soprattutto tanta caparbietà.
Il gioco delle due commedianti: la prima (donna Assunta) che con travestimenti un po’ Machiavellici fa da spalla e da complice a donna Miranda per far cadere il misogino cavaliere, nonché la seconda commediante, ( donna Carmela) caratterista come personaggio ma essenzialmente una cantante commediante, ed entrambi portano un importante tono di musicalità e teatralità molto interessante e forse inaspettato all’intera commedia.
Sorprendente la canorità di Raffaella fico nel cimentarsi in canti antichi come Lu Cardillo ed altrettanto gradevoli i momenti musicali e cantati nel contesto drammaturgico.
Il cameriere della locanda, Fabrizio, non poteva non essere un debole ragazzo ma bello ed innamorato seppur con misura e discrezione ma comunque sempre accorto nei servigi della locanda. Molto simpatica l’idea di renderlo “ ciociaro”…. ( ma Sessa ci ha sempre abituato nelle sue regia alla nota dialettale diversa dal contesto come a voler dare un suono diverso alla musicalità dello spettacolo….. lo ricordiamo quando napoletanizzò in napoletano Sganarello nel Tartufo di Moliere interpretato da Nando Gazzolo)
Il sempre attuale tema toccato dalla protagonista di quest’opera, La Locandiera, ci ritrova concordi nell’esaltazione di tante virtù decisamente femminili non proprio naturali e normali in quel periodo storico: emancipazione sociale, evoluzione culturale, diritti e dignità, ma anche il contributo d’una bellezza insita in ogni donna ma in special modo nella avvenente Locandiera di Marechiaro…
Una regia accurata e pignola sull’ambientazione con la scelta di colori e scene, con mix di cambi quadro gestiti come in un film di “Visconti”, ecco perché la scelta registica di volere dei velatini per la camera da letto di donna Miranda, consente di ammirare i tempi teatrali del 700 e dell’ 800 scanditi con la metrica delle battute e mai irruenti o addirittura veloci come si converrebbe in una commedia della Napoli del 900; alcune note musicali che fan da tappetino, danno quel tocco di eleganza ed in alcuni momenti ed anche quel piglio ritmico che definiremmo tipico della Napoli di Giovanni Paisiello, come appunto l’ouverture musicale che fa da apri-sipario. La ricerca musicale a cura del M° Adesso del Conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli non poteva far mancare all’allestimento musiche e brani della antica tradizione come Micheleemma, Lu Cardillo e poi correndo più avanti nel testo troviamo uno scorrere degli anni anche brani un pò di rivolta come Palummella Zompa e vola. Le musiche sono state arrangiate da Espedito De Marino con i finali concessi dal M° Gragnaniello ed arrangiati sempre da De Marino. Le musiche contribuiscono a fare di questo allestimento un classico dalle venature moderne ma in sostanza d’un teatro da non perdere mai, ne per tradizione classica che di pura teatralità.
Il tutto trova una adeguata e mai fuori luogo, collocazione temporale e finanche condizione romantica per i nostalgici d’una Napoli ormai depauperata dalla storia stessa o dalla storia scritta dai vincitori.
Non e una commedia musicale come si potrebbe immaginare considerati i tre o quattro misurati momenti musicali e cantati dal vivo, assolutamente no, ma non si poteva non utilizzare al meglio le grandi doti anche canore della brava Raffaella Fico nei panni di Donna Miranda. E considerando che una delle due commedianti era, nella storia originale di Goldoni, anche cantante, non poteva essere altrimenti anche nella Locandiera di Marechiaro ripreso il bel canto.
Le scene sono importanti e belle a cura di Susi Schiacciapietra e come si ribadisce i costumi molto molto eleganti e tutti realizzati da “ Costumia di Casagiove” che grazie ad un disegno luci da film curate da Francesco (di Peppe) Sabatino, lo Spettacolo si presenta nei teatri e nelle arene all’aperto con lo stile d’una volta: foto di scena su cavalletti e su positi supporti, visto il brillante lavoro del fotografo di scena Giosuè Improda……
Insomma non si poteva pensare di ospitare meglio La Locandiera di Goldoni in questo allestimento “partenopeo” che anche cosi rivisitato, risulta sempre tradotto e mai tradito, con il senso dell’inclusività sociale che già nel 700 dei Borbone era già una grande caratteristica di quella e di questa Napoli moderna.